FONDO ESSERE
NOTA INFORMATIVA
Il Fondo Essere è definito “di aiuto sociale” perché, fin dall’inizio della sua attività, offre “prestiti di solidarietà”, cioè non gravati da interessi e con piani di restituzione concordati con i fruitori.
Ne possono beneficiare singole persone o famiglie in condizioni di povertà, che si trovano dinanzi ad un specifico bisogno sociale, socio-sanitario e sanitario, soddisfatto il quale può essere evitato l’accentuarsi del disagio e dell’emarginazione o addirittura avviato un processo di superamento.
E’ richiesto che le persone risiedano o operino nel Quartiere 4 di Firenze, un territorio periferico che conta quasi 70.000 abitanti.
Questo aiuto economico non prevede l’erogazione di grosse cifre e ancora nel 2010 il tetto massimo è €. 2.500.
L’impegno alla restituzione di quanto è stato ottenuto ha carattere di impegno morale e attraverso la restituzione la persona che ha beneficiato del “prestito” entra nel meccanismo della solidarietà reciproca e aiuta altre persone come precedentemente è stata lei stessa aiutata.
L’altro fronte di intervento del Fondo è il microcredito, per consentire prestiti bancari fino a 10mila Euro, a condizioni assai vantaggiose, adatti all’avvio o al sostegno di piccole imprese o di attività lavorative individuali, ma anche al soddisfacimento di bisogni personali o familiari di una certa entità.
lo sviluppo di un’attività di microfinanza ad alto valore etico, svolto in rapporto con una realtà bancaria che consente di ammettere al credito persone che non sono in grado di fornire garanzie materiali, ma paiono possedere energie ideative e voglia di intraprendere, è da oltre due anni impegno di Essere.
L’istituto attraverso il quale agiamo in nostro microcredito è la Banca del Chianti Fiorentino, credito cooperativo che opera con alcune agenzie a Firenze, una delle quali ubicata nel Quartiere 4.
Il Fondo Essere presenta alla valutazione bancaria persone meritevoli di fiducia che, pur essendo in situazioni di forte marginalità economica, sono tuttavia in grado di impegnarsi nella restituzione delle rate del mutuo ottenuto.
All’istituto di credito, Essere garantisce l’assunzione in proprio di almeno il 50% del rischio tramite un fondo di garanzia materialmente depositato presso la Banca. In tal modo è possibile a soggetti “non bancabili” di ottenere le somme di denaro che gli sono necessarie.
A fronte di queste attività che prevedono solo “uscite”, l’organizzazione del Fondo Essere è attiva anche nell’attività di promozione e raccolta delle offerte fatte da singoli, famiglie ed aziende.
Con le raccolte di fondi è infatti possibile compensare le perdite che derivano dall’attività svolta, nonché dalla gestione organizzativa, quest’ultima di costo assai contenuto, per il fatto che il Fondo opera con volontari che, come impone la legge quadro del settore, non percepiscono nessun compenso.
Il progetto impegna attualmente in rete quasi 30 realtà fra associazioni e cooperative sociali. Una di esse, l’Associazione “Amici di Essere”, è stata appositamente creata, con caratteristica di Onlus, per garantire al Fondo l’impegno dei volontari nell’accoglienza delle persone e nell’istruttoria delle richieste di aiuto, nella promozione e nel fund raising, nella copertura di ogni esigenza amministrativa, contabile, fiscale.
In modo autonomo l’Associazione Amici di Essere opera anche per la diffusione delle esperienze di microcredito a Firenze e in Toscana o per effettuare raccolte pubbliche di fondi destinate al sostegno di situazioni specifiche e attuate con dei criteri di massima trasparenza e controllo certificato dell’operato.
Infine opera per l’educazione al corretto uso del denaro e al consumo critico e responsabile.
Per dare concretezza a quest’ultima finalità è in funzione un gruppo di volontari con esperienze professionali specifiche nel settore del credito e delle attività finanziarie per aiutare persone o famiglie a risolvere i propri problemi di bilancio economico, a volte inconsapevolmente disastrato, anche indirizzandoli verso strutture di aiuto pubblico o privato.
Le realtà aderenti al Fondo Essere non sono direttamente operanti nel contrasto della povertà (con le eccezioni della Ronda della Carità, dei Gruppi Caritas e di Amici di Essere), ma insieme provvedono alla gestione del Fondo.
E’ da sottolineare come esse appartengano a contesti culturali anche molto distanti fra loro, cattoliche o laiche. Diverse sono di promozione sociale ed altre di pratica sportiva.
Attraverso il Fondo si ottiene dunque un impegno attivo nella solidarietà e nel sostegno sociale di tutti i generi di realtà non profit, attivando sinergie importanti in aree d’impegno non immediatamente contigue fra loro.
L’erogazione dei Prestiti di Solidarietà o la fornitura delle garanzie economiche nel microcredito, impegna una apposita commissione, che, dopo il lavoro di istruttoria compiuto dai volontari del Fondo Essere, ha un insindacabile potere di decisione di concedere o rifiutare il beneficio.
Quest’organismo di Essere denominato “Commissione di Solidarietà è composta da quattro membri e si rinnova ogni quadrimestre adottando la rotazione completa fra i rappresentanti delle realtà aderenti.
I prestiti erogati fino alla fine del 2009 sono stati quasi 250, per un importo complessivo di oltre 361.000 Euro. i casi di garanzie per il microcredito, in due anni, hanno superato il numero di dieci per un importo di 87.500 Euro
Le restituzioni dei Prestiti di Solidarietà ottenute fino al termine del 2009 assommano a 204.000 Euro. Considerato che si hanno piani di restituzione che, a volte, vanno fino a 50 mesi, si può constatare dalla cifra finora recuperata, che nella maggioranza dei casi, c’è un impegno concreto alla restituzione che si avvicina al 70% della cifra globalmente erogata.
Il Fondo negli ultimi anni ha comunque posto sempre più attenzione alla selezione dei casi da beneficiare, impegnando nella presentazione dei medesimi soprattutto le associazioni e le realtà aderenti.
“Chi ha qualcosa in più lo metta a disposizione di chi non ha il sufficiente” chiede il Fondo Essere al fine di creare una comunità davvero solidale e, fino adesso, le quote versate dalle associazioni partecipanti, ma soprattutto le offerte ed i contributi ottenuti da cittadini, imprese, istituzioni, gli hanno consentito di non cadere in “sofferenza”.
Se il valore solidale del Fondo è indubbio, importante è comprendere anche il suo significato in un quadro di economia sociale.
Il costo sociale è massimo quando un individuo, che subisce emarginazione, cessa di impegnarsi e lottare per migliorare la propria esistenza, finendo col rappresentare un “peso” del quale la comunità deve farsi carico.
La restituzione del prestito ottenuto consente al beneficiario di salvaguardare la propria libertà e la propria dignità e continua ad impegnarlo sul miglioramento la propria esistenza. Per questo il Fondo Essere, in quanto ausilio per il contenimento del disagio, agisce come riduttore dei costo sociale.
Per quanto riguarda le realtà aderenti e tutte le persone impegnate nel funzionamento il Fondo, l’attività consente di sviluppare rapporti da considerare base di una comunità solidale che non si limita solo all’”elemosina” ai bisognosi.
Ecco il perché della sperimentazione di forme di microcredito in una situazione non di terzo mondo, bensì di economia evoluta, qual è la nostra, sostenuta anche dalla memoria delle tradizioni di mutualità del nostro territorio e aderente ad una delle intuizioni che portarono il “banchiere dei poveri”, Muhammad Yunus ad aprire la Banca Grameen: le persone meno abbienti sono mediamente più oneste delle persone abbienti e dunque l’impegno alla restituzione sarà comunque alto.
L’impatto della crisi economica che sta vivendo gran parte del mondo occidentale porta oggi l’attività di aiuto economico e di microcredito ad una importanza sempre maggiore.
L’obbiettivo di una comunità solidale fa anche scaturire aspetti culturali, non ancora sviluppati in tutte le loro implicazioni.
Il primo riguarda alla raccolta dei fondi (fund raising), che in questo caso si sviluppa in area locale e deve perciò affrontare nodi organizzativi nuovi o poco esplorati fino ad oggi poiché quasi sempre le raccolte hanno dimensione nazionale o comunque in area vasta.
L’aiuto alla persona della porta accanto è più complesso e difficile da organizzare e da gestire rispetto all’invito alla generosità espressa con un gesto in surplace emotiva, nel corso di grandi iniziative di raccolta alle quali siamo ormai sottoposti frequentemente.
A parere nostro se queste iniziative, pur sempre meritevoli, riescono a raccogliere cifre considerevoli, provocano però un processo di “consumismo” del gesto di solidarietà, una perdita del valore morale e civile del dono: “Anch’io offro perché offrono tutti gli altri”.
La “persona della porta accanto”, il vicino, il dirimpettaio, introducono il tema che il Fondo già sviluppa nei suoi messaggi promozionali: la valorizzazione di una comunità che si dice solidale perché i vincoli fra i suoi membri sono più stretti di quelli di carattere civile.
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