FONDO ESSERE
NOTA INFORMATIVA
Il Fondo Essere è definito “di aiuto sociale” perché effettua prestiti “di solidarietà”, cioè non gravati da interessi e con piani di restituzione concordati con i fruitori.
Ne possono beneficiare singole persone o famiglie in condizioni di povertà, che si trovano dinanzi ad un specifico bisogno sociale, socio-sanitario e sanitario, soddisfatto il quale può essere evitato l’accentuarsi del disagio e dell’emarginazione o addirittura avviato un processo di superamento.
Il prestito non prevede grosse cifre e ancora nel 2005 il tetto massimo è restato €. 2.500 (elevabile a €. 5.000 solo eccezionalmente, per promuovere attività economiche e d’impresa)
L’organizzazione di Essere è attiva, nella concessione dei prestiti, ma anche nell’attività di promozione e raccolta delle offerte fatte da singoli, famiglie ed aziende.
Con le raccolte di fondi è infatti possibile compensare le perdite che derivano dalla non richiesta d’interessi nei prestiti, da quelle create da ritardi nelle restituzioni, nonché dalle spese dall’organizzazione amministrativa pur, quest’ultime, contenute per il fatto che il Fondo opera con volontari all’opera senza compensi di nessun genere.
Il progetto impegna attualmente in rete 25 realtà fra associazioni e cooperative sociali coordinate dalla Pubblica Assistenza Humanitas Firenze, che garantisce anche gli strumenti operativi e la referenza fiscale di Onlus.
Le realtà partecipanti non sono direttamente operanti nel contrasto della povertà (con le eccezioni della Ronda della Carità e dei Gruppi Caritas), ma insieme provvedono alla gestione del Fondo, nella parte riguardante l’erogazione dei Prestiti di Solidarietà e nelle attività, congiunte o individuali, di raccolta di fondi.
E’ da sottolineare come tali realtà appartengano a contesti culturali anche molto diversi fra loro, cattoliche o laiche. Diverse sono di promozione sociale ed altre di pratica sportiva.
Attraverso il Fondo si può dunque ottenere un impegno attivo nella solidarietà e nel sostegno sociale di tutti i generi di realtà non profit, attivando sinergie importanti in aree d’impegno non immediatamente contigue fra loro.
L’attività di erogazione dei Prestiti di Solidarietà prevede che siano concessi da una apposita commissione, dopo un lavoro di istruttoria (che ottiene, quando necessario, il contributo fattivo degli operatori pubblici dei servizi sociali).
La Commissione di Solidarietà è composta da quattro membri e si forma ogni quadrimestre adottando la rotazione completa fra i rappresentanti delle realtà aderenti. Essa ha piena autonomia di decisione. E lavora sulla base di una istruttoria effettuata da una segreteria gestita da personale solo volontario.
I prestiti erogati fino alla fine del 2005 hanno superato il totale di 100, per un importo complessivo di oltre 161.000 €. .
Si può già constatare che, nella maggioranza dei casi, c’è un impegno concreto alla restituzione e questo ci fa sperare che sia recuperato oltre 70% della cifra globalmente erogata.
Il Fondo sta ora ponendo attenzione alla selezione dei casi da beneficiare, impegnando nella presentazione dei medesimi soprattutto le associazioni e realtà sociali impegnate nella gestione
Ad oggi sono stati restituiti oltre 73.000 €. in “rate” quasi sempre mensili d’importo variabile fra i 20 ed i 100 €uro.
SI tratta di raggiungere una situazione nella quale le perdite e la gestione, assolutamente contenute, potranno essere effettivamente compensate dalle quote versate dalle associazioni partecipanti, ma soprattutto dalle offerte fatte da cittadini, imprese o altre realtà del territorio, coinvolti e convinti dalle attività di promozione e dalle garanzie di trasparenza.
Le raccolta dei fondi, entrata in funzione dopo l’estate 2002, ha conseguito il risultato di oltre 307.000 € [altre entrate, oltre alle restituzioni dei prestiti, sono le quote annuali versate delle realtà aderenti: nel 2005 tale cifra era stabilita in €. 300,00]
“Chi ha qualcosa in più lo metta a disposizione di chi non ha il sufficiente” chiede il Fondo Essere al fine di creare una comunità davvero solidale e perciò produttrice anche di benessere.
Se il valore solidale del Fondo è indubbio, importante è comprendere anche il suo significato in un quadro di economia sociale.
Il costo sociale è massimo quando un individuo, che subisce l’emarginazione, cessa di impegnarsi e lottare per migliorare la propria esistenza, finendo col rappresentare un “peso morto” del quale la comunità deve farsi interamente carico.
La restituzione del prestito ottenuto consente al beneficiario di salvaguardare la propria libertà e la propria dignità e continua ad impegnarlo sul miglioramento la propria esistenza. Per questo il Fondo Essere, in quanto ausilio per il contenimento del disagio, agisce come riduttore dei costo sociale e la raccolta dei soldi che esso effettua può limitarsi ad integrare quello che solo alcuni fruitori dei prestiti non potranno oggettivamente restituire.
Per quanto riguarda le realtà e tutte le persone impegnate nel far funzionare il Fondo, l’attività consente di sviluppare rapporti da considerare base di una comunità solidale che non si basa solo sull’”elemosina” ai bisognosi
Siamo così alla sperimentazione di forme di microcredito in una situazione non di terzo mondo, bensì di economia evoluta, qual è la nostra; mantenendo comunque il timone verso una delle intuizioni che portarono il “banchiere dei poveri”, Muhammad Yunus ad aprire la Banca Grameen: le persone meno abbienti sono mediamente più oneste delle persone abbienti e dunque l’impegno alla restituzione sarà comunque alto.
Proprio lo sviluppo di un’attività di microfinanza advalore etico alto, da svolgere in rapporto con una realtà bancarie che consenta di ammettere al credito della stessa persone del Quartiere 4, che non sono in grado di fornire garanzie materiali, ma paiono possedere energie ideative e voglia di intraprendere è ora il nuovo obiettivo di Essere.
Per questo nostro impegno, sono molte le richieste d’informazione pervenute da altre città italiane e da realtà istituzionali o associative di volontariato e non. Molte di esse vogliono valutare la possibilità di adattare l’esperienza nei propri contesti.
L’obbiettivo di una comunità solidale fa anche scaturire aspetti culturali, non ancora sviluppati in tutte le loro implicazioni.
Il primo guarda alla raccolta dei fondi (fund raising), che in questo caso si sviluppa in area locale e deve perciò affrontare nodi organizzativi nuovi o poco esplorati fino ad oggi poiché quasi sempre le raccolte dimensioni nazionale o comunque di area vasta.
L’aiuto alla persona della porta accanto è più complesso e difficile da organizzare e da gestire rispetto all’invito alla generosità espressa con un gesto in surplace emotiva, nel corso di grandi iniziative di raccolta alle quali siamo ormai sottoposti frequentemente.
A parere di alcuni se queste iniziative riescono a raccogliere cifre considerevoli, provocano però un processo di “consumismo” del gesto di solidarietà, una perdita del valore morale e civile del dono: “Anch’io offro perché offrono tanti altri”.
La “persona della porta accanto”, il vicino, il dirimpettaio, introducono il tema che il Fondo già sviluppa nei suoi messaggi promozionali: la valorizzazione di una comunità che si dice solidale perché i vincoli fra i suoi membri sono più stretti di quelli di carattere civile.
Ultimo aspetto sul quale merita riflettere è quello del contenimento dell’accattonaggio, che è un produttore di insicurezza collettiva e, quasi sempre, di sfruttamento criminale di minori ed altri soggetti deboli. Esso tuttavia prende avvio dalla disponibilità dell’essere umano ad azioni di generosità e di aiuto, che lo portano a soddisfare la richiesta di una micro-offerta.
Il fatto che il Fondo Essere operi una sorta di concorrenza nella raccolta di micro-offerte può produrre fenomeni di riduzione dell’accattonaggio, da guardare con attenzione.
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